2 città 2 ospedali, altrimenti tutti dentro al “Fosso”!

Al convegno organizzato dal Comitato per la difesa dell’Ospedale Santa Croce, si è evidenziato come un ospedale efficiente dal punto di vista dei servizi offerti e della economicità non può essere dotato di meno di 250 posti letto. Inoltre, esso rischia di perdere queste due condizioni essenziali quando supera i 600 posti letto. Accorpare o diminuire gli ospedali non significa di per sé risparmiare. Citando l’esempio della vicina Romagna, si è messo in evidenza come, mentre la provincia di Rimini, con ospedali a Cattolica, Riccione, Rimini e S. Arcangelo, ha un costo medio per posto letto inferiore alla media regionale, Cesena con il suo unico ospedale da 600 posti-letto, invece, la supera. Il numero di posti necessari va orientandosi verso la quota di 3/1000abitanti. Quindi nel territorio di Fano, così come in quello di Pesaro, che quasi si equivalgono per numero di abitanti (in totale intorno ai 150.000), ce ne vorrebbero circa 400-450 per ciascuna struttura ospedaliera. Ciò significa che si potrebbero mantenere due strutture distinte senza che queste perdano le caratteristiche di efficienza ed economicità. Chiaro che servizi così vicini debbano integrare le proprie funzioni. Si potrebbe seguire l’esempio realizzato a Ravenna, la cosiddetta integrazione selettiva: si unificano fisicamente alcuni servizi interni alle strutture sanitarie. Potrebbe essere il caso del laboratorio analisi o dell’amministrazione del personale, che non influiscono sull’accessibilità e sulla vicinanza all’utente. In definitiva,  non ci sono ragioni perché  due città, che presentano autonomamente bacini di utenza sufficienti per avere un ospedale ciascuno che sia vicino ed efficiente, debbano perderlo. Nel nuovo ospedale programmato si prevedono 450 posti, la metà di quelli necessari per ottemperare al parametro di 3 posti-letto per acuti ogni 1000 abitanti. I conti non tornano. Soprattutto perché i due ospedali attuali, debbono, secondo il piano economico dell’ospedale unico, andare a spegnersi.

E, dopo l’annuncio del probabile sito definitivo a Fosso Sejore, sembrerebbe che a nessuno importi di aggredire con una nuova urbanizzazione un territorio agricolo prospiciente il mare che caratterizza e dà pregio al paesaggio costiero e collinare compreso fra le due città. Gli amministratori, anziché governare il territorio, governano gli affari degli appaltatori. E poi Ricci ci viene a fare la retorica sul benessere e la felicità… ci risparmi almeno quella. Lui è tutto nella tradizione del suo partito, che ha cementificato la collina di Monte Ardizio, di Trebbiantico e del Ledimar.  Si era salvato il nostro Roncosambaccio, adesso anche quello sarà in pericolo con tutti gli appetiti che si scateneranno per “valorizzare” i terreni intorno al nuovo servizio. Anche Grillo, nel suo spettacolo a Pesaro del febbraio scorso, aveva già denunciato questa corsa all’edificazione per accontentare le bramosie delle lobby del cemento (audio qui in fondo da scaricare). Inoltre, per collegare Fosso Sejore al casello autostradale in costruzione a Fenile si dovrà attraversare la bella zona collinare di Roncosambaccio, uno delle migliori del nostro entroterra.  Il collegamento attuale con Fosso Sejore è affidato solo alla Statale Adriatica, quando si blocca non ci sono alternative. Tanto varrebbe farlo a Muraglia dove c’è un nuovo padiglione ultimato da poco. Ci sono solo 3km di differenza dalla zona di Fosso Sejore. Così lo si fa direttamente a Pesaro, com’era nei desideri e nelle previsioni del PD!

INTERVENTO DI BEPPE SULL ‘OSPEDALE UNICO

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