CHI VUOLE BENE ALLA PISCINA DINI SALVALAI?

In questi mesi abbiamo assistito a colpi micidiali inferti alla credibilità della gestione Dini Salvalai e alla fruibilità dell’impianto stesso. Denunce al Tar, delibere comunali, interventi dell’Asur. Abbiamo cercato di fare chiarezza sulla situazione, acquisendo l’intera documentazione intercorsa tra il Comune, la Società di Gestione “Sport Management” e le altre associazioni che gravitano attorno all’attività della piscina. Noi non parteggiamo per nessuno, se non per la trasparenza sui fatti accaduti e sulle loro conseguenze.

Partiamo dall’inizio: il Comune indice, dopo anni di conduzione della Fanum Fortunae, un bando europeo per la gestione della piscina, al fine di abbattere i costi pubblici. La Fanum Fortunae non  prende parte e arrivano in comune almeno tre richieste di partecipazione. Si aggiudica la gara la società veronese “Sport Mangement”. A questo punto vengono assegnati gli “spazi acqua” per la società vincitrice e per le società locali, secondo un regolamento comunale  e la convenzione firmata. Ma la Fanum Fortunae vorrebbe più superficie e un ampliamento di orario di utilizzo: ha molti associati locali. In consiglio comunale si delibera di riorganizzare gli spazi, solo se ci fosse stato un accordo tra le società, tra cui quella che gestisce il tutto. Ma, unilateralmente, poiché la Sport Management non era venuta ad un consenso, l’amministrazione amplia gli spazi per la Fanum Fortunae. Tutto lecito? Pare che anche la società veronese abbia intentato un ricorso al Tar. Abbiamo depositato un’interrogazione su questo argomento e altri che andremo ad esplicare qui di seguito. Infatti sembra che gli spazi acqua siano utilizzati anche da società sportive non autorizzate dal Comune. Pratica non permessa dal regolamento. Così ci hanno riferito alcuni utenti. Forse sono necessari più controlli da parte degli uffici competenti.

Inoltre staziona stabilmente al di fuori della piscina, un furgoncino adibito alla raccolta delle iscrizioni per i corsi nuoto da parte di una società che non è la diretta gestrice della struttura sportiva. Buon senso ( e regolamento) vorrebbe che ogni società raccolga le adesioni ai propri corsi nella rispettive sedi sociali. Si rischia, altrimenti, di dar vita a forme di “concorrenza sleale”.

E infine la tegola delle analisi dell’Asur. Anche in questo caso la società veronese probabilmente adirà a vie legale per il danno di immagine e mancata attività: ci sono stati ritardi nelle analisi e comunicazioni a singhiozzo tra enti. Tutto sembra essersi risolto negli ultimi giorni, con la nuova ordinanza di riapertura. Ma le reali cause della chiusura sono tutte da verificare.

Noi non vogliamo accusare nessuno, ma fare un appello al buon senso. Che si rispetti il regolamento e un sano rapporto tra società. Ricordiamo che la Sport Management ha già raggiunto in questi mesi ben 500 iscritti locali, ha collaboratori e lavoratori fanesi. Sta investendo nello stabile e ha in programma diverse novità, come una micropiscina per bambini. Le altre Società hanno  un grosso bacino di utenza locale e vorrebbero anche loro investire in corsi e aggiornamenti. Ci auguriamo che queste esigenze vengano esaudite in un clima di collaborazione e non di caccia alle streghe. Sarebbe bene che l’amministrazione si facesse carico di questa mediazione. Ne gioverebbe tutta la città.

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