DOPO LE FERIE, 2000 DISOCCUPATI A FANO

Molti si chiedono: quante aziende riapriranno i battenti dopo le ferie estive? In attesa di tale risposta proviamo a definire la situazione della “disoccupazione” a Fano, intervistando un’operatrice del Job di Fano, il centro per l’impiego provinciale. Il quadro che ne risulta è davvero allarmante. Ma sono interessanti anche le analisi sulle cause di questo fenomeno e le sensazioni umane che trapelano dall’esperienza dell’operatrice.

<< 2000 disoccupati a Fano nell’ultimo semestre, chi lavora in un job se ne rende conto a causa della grande quantità di persone e di progetti provinciali atti a rimettere in gioco, con delle politiche opportune, coloro che fuoriescono dai bacini del lavoro. Ma intanto siamo presi dalle cose della vita che veloci ci portano via senza darci il tempo di pensare. E così ti passa tutto sotto il naso, senza che ci si accorga di quel foglietto….si, quello che quel signore stringe nelle sue mani mentre cammina lento, con un’andatura che non è di chi va al lavoro… ma nemmeno di chi è in vacanza. Quel foglietto è della Caritas. Sopra c’è scritto il giorno e l’ora nella quale lui potrà andare a prendere “con diritto” alcuni alimenti.

Quel signore ha lavorato tanto, facendo sacrifici e trasferendosi per tutta l’Italia, da un cantiere a un altro e se provi ad ascoltare, ti racconta con occhi lucidi di quando le persone con cui ha lavorato hanno apprezzato il suo lavoro, di quando ha ricevuto elogi per le sue capacità, di quando lo chiamavano per lavori “difficili” perché si fidavano solo di lui…. Tutto quello che faceva lo faceva con passione, aveva un’arte nelle mani e ora stringe solo quel foglietto. Il suo tempo è scaduto. Troppo vecchio per la crisi, a 56 anni non ti prende più nessuno. Fanno parte di questa categoria i  “nuovi” disoccupati (21% del totale), coloro che sono usciti dal mercato perché l’azienda nella quale hanno lavorato per 20 anni o 30, ha chiuso o magari, impotente di fronte all’incubo del prossimo fallimento, li ha licenziati. Queste persone non sanno cosa sia la ricerca del lavoro, spesso sono incapaci di fare un curriculum perché non ne hanno mai fatto uno in vita loro, “prima non ce n’era bisogno”, ti senti dire quando glielo proponi in un job center. Le persone sopra i 50 anni sono moltissime, hanno grande professionalità, maturata nel tempo, spesso sono specializzati in cose che si sono tramandati da una generazione e non c’è nessuno che possa sostituire questo tipo di esperienza senza prima dover imparare per anni lo stesso mestiere e i suoi segreti. Ma noi vediamo queste persone sentirsi umiliate di fronte al rifiuto di aziende che pensano che conviene di più assumere un apprendista, lo si paga di meno e poi il contratto è a tempo determinato. Così non sono costrette ad assumerlo dopo. Possono prendere un altro apprendista. E di questo passo è nata una nuova categoria di “temporaneamente” disoccupati (17% del totale), “ragazzi” di 35, 40 anni che sono stati per tanto tempo già vittime del precariato emerso prepotentemente con l’avvento della “legge trenta”, che ha favorito le aziende permettendo loro di assumere a tempo determinato con tante tipologie di contratto dietro le quali era una sola la frase che si celava: “sei ricattabile, farai come dico io”. Queste persone non riescono a impostare la loro vita in modo da creare un futuro nella società stessa, perché non possono mantenersi autonomamente.. Una società che non ha valori etici, che produce solo persone che pensano al guadagno individuale, non ha possibilità di sviluppo e di crescita. In una società come questa, una persona con un fogliettino in mano… non viene nemmeno notata. La sua andatura lenta non viene compresa. Il suo diritto viene calpestato. E una società che non difende i diritti dei singoli, ha tradito il suo stesso motivo di essere.>>

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