FANO MERITA UNA PISCINA NUOVA SENZA RICATTI (ultima puntata)

Ormai si gioca a carte scoperte: abbiamo già abbondantemente illustrato le pesanti condizioni che i cittadini fanesi dovranno sopportare se proprio saranno intenzionati a veder realizzato a tutti i costi il nuovo impianto natatorio che la nostra città merita da decenni.

Volete la piscina? Allora la Fondazione Carifano dovrà vendere la residenza “Don Paolo Tonucci” al Fondo Cives, costringendo il Comune a rinunciare, senza alcuna contropartita, al trentennale diritto d’uso gratuito della struttura, cedendone la gestione in modo permanente ad una cooperativa, a cui dovrà versare un canone annuale per continuare ad usufruire di alcuni posti letto. Tra l’altro, la promessa di implementarvi una Residenza Sanitaria Assistenziale non è ancora confortata dalla concessione dell’accreditamento regionale, la cui domanda è pendente dallo scorso aprile.

Volete la piscina? Allora il Fondo Cives acquisterà parte della lottizzazione di Fano Alta (quella più lontana rispetto alla nazionale) da un fondo immobiliare legato a Banca Marche per costruirvi 75 appartamenti nell’ambito di un’operazione di “housing sociale”. Così si preferisce dar vita a uno scintillante ghetto nuovo di zecca, tendendo una mano ai costruttori e ad una banca recentemente coinvolta in tristi vicende, anziché integrare i soggetti deboli nel tessuto urbano, magari aiutando nel contempo i piccoli proprietari dei 7000 e più alloggi sfitti presenti in città.

Riguardo all’effettiva finalità sociale dell’intervento edilizio, tra l’altro, si sollevano forti dubbi se si tiene conto del fatto che tra gli investitori del Fondo Cives troviamo anche la cooperativa Habitiamo, cui è affidata la gestione degli alloggi, sempre di “housing sociale”, realizzati anni fa a Bellocchi. Negli ultimi giorni, tale cooperativa è finita sotto i riflettori a causa dei gravi disagi arrecati ad alcuni inquilini che, secondo quanto riportato dalla stampa, dopo aver sottoscritto contratti di locazione con opzione di riscatto finale, si sono visti aumentare i costi senza possibilità di ricontrattarli. Si tratta di immobili specificamente destinati a coloro che non possono permettersi di accedere ai mutui bancari e che hanno vinto un apposito bando regionale: ebbene, alcune di queste famiglie hanno addirittura ricevuto lo sfratto esecutivo, alla faccia dell’housing sociale!

Non può passare inosservato che buona parte della responsabilità per essere arrivati a questo punto è da ascrivere alla Fondazione Carifano, che ormai da tempo si propone come parte attiva per la costruzione della nuova piscina. Proprio a causa degli investimenti sbagliati fatti dal Presidente (nonché imprenditore edile) Tombari negli ultimi anni, ora si è stati costretti ad escogitare questa complessa operazione immobiliare pur di raggiungere l’obiettivo, coinvolgendo il Fondo Cives, partecipato anche dalla stessa Fondazione, che è stato deliberatamente creato per privatizzare i beni sociali in mano ai Comuni, come si evince guardando quanto avvenuto nel resto delle Marche.

Le nefaste conseguenze di quegli investimenti sbagliati non possono adesso ricadere sui fanesi, che non ne hanno alcuna colpa e rivendicano legittimamente il diritto di usufruire di una nuova piscina senza subire il ricatto della privatizzazione dei servizi sociali e di manovre edilizie a vantaggio dei soliti noti.

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