Lettera aperta a Ceriscioli

Gent. Presidente Ceriscioli,

il fatto che Lei abbia abbandonato la seduta del consiglio comunale monotematico sulla sanità svoltosi a Fano il 6 Aprile nel momento in cui noi consiglieri saremmo potuti intervenire, ci ha di fatto impedito di spiegarLe per quali motivazioni siamo contrari alla riforma sanitaria che sta portando avanti e soprattutto quali siano i motivi della nostra preoccupazione riguardante la città di Fano. Ritenendo che un confronto sincero ed aperto, anche se spesso dai toni aspri, tra posizioni diverse sia fondamentale per un processo democraticamente partecipato, siamo a scriverLe una lettera aperta.

Ci perdonerà se i nostri dubbi non saranno molto dissimili da quelli che ha sentito più volte, ma molti quesiti che ci poniamo da quando sediamo in consiglio comunale ancora non hanno trovato risposta, nonostante il dibattito sembri in continua evoluzione.

Comprenderà anche che la nostra fiducia nei suoi confronti non ha accennato a crescere, visto che in passato ha già dimostrato di non badare molto al valore delle parole spese davanti a noi consiglieri. Per esempio, nel consiglio monotematico del 18 gennaio 2016 ci aveva rassicurato sul fatto che il mutuo rappresentasse la miglior tecnica di finanziamento percorribile per il nuovo ospedale e che il project financing “in sanità rare volte ha funzionato, molte volte è finito male”. Eppure, solo sei giorni dopo comparivano sui quotidiani locali sue dichiarazioni secondo le quali project financing e mutuo “vanno bene entrambi”. Senza contare poi le successive sortite sul “contratto di disponibilità”.

La nostra ripetitività è anche giustificata dal fatto che dopo averci gentilmente accolti in Regione nel giugno 2016, ancora non abbiamo avuto il piacere di consultare l’analisi costi benefici, a suo dire già nella disponibilità degli uffici, che giustifichi la realizzazione del nuovo ospedale rispetto alla riqualificazione dell’esistente in un’ottica policentrica. Analisi che ci era stata da lei promessa in quella sede, ma che abbiamo potuto conoscere a grandi linee solo grazie alle indiscrezioni giornalistiche.

Allora ripartiamo proprio da qui, presidente, con questi due quesiti che ormai ci perseguitano da quattro anni: è possibile consultare questa analisi costi benefici che ci convinca definitivamente del fatto che smantellare gli ospedali dell’entroterra e ridurre al lumicino il Santa Croce per ampliare l’ospedale di Muraglia sia davvero la soluzione migliore e davvero comporterà un risparmio? Se sì, con quali ricadute per la qualità e la quantità dell’offerta sanitaria? Esiste uno studio epidemiologico che dimostri la sostenibilità di questa proposta? È in grado di dirci una volta per tutte se ci sono le risorse per il nuovo ospedale e con quale tecnica si intende finanziarlo? Glielo chiediamo con la speranza che, in questa occasione, le risposte che vorrà darci saranno sincere, ufficiali, definitive e non vengano da Lei stesso smentite nel giro di una settimana. Vorremmo semplicemente svolgere appieno il compito di qualsiasi opposizione che si rispetti: quello di vigilare e controllare l’attività politico-amministrativa anche attraverso l’analisi dei documenti ufficiali.

Nel torrenziale dibattito intorno all’ospedale unico, l’unico atto ufficiale da due anni a questa parte che sia stato approvato dalla Giunta Regionale è una delibera con cui si modifica la localizzazione della nuova struttura da Fosso Sejore a Muraglia, sancendo d’altra parte la netta sconfitta della strategia portata avanti dal Sindaco Seri “Chiaruccia o morte”, già persa in partenza per gli osservatori più perspicaci o più intellettualmente onesti.

Nello studio di fattibilità commissionato all’Azienda Marche Nord nel luglio 2014, si evidenziano le criticità del sito: notevoli problematiche idrogeologiche del terreno; vicinanza ad aree a rischio esondazione medio, elevato e molto elevato; insufficienza dimensionale dell’area disponibile; elevati costi di costruzione dei fabbricati. Cosa è cambiato nel frattempo? L’Azienda Marche Nord ha cambiato idea o erano sbagliate le valutazioni compiute all’epoca?

Non è ancora chiaro quali specialità verranno ospitate nella nuova struttura, cosiddetta di secondo livello, che dovrà sorgere a Muraglia. La questione si rende urgente soprattutto alla luce della delibera 141 del 2016, in cui non si parla di un ospedale di eccellenza, ma di un “ospedale di rete”. Occorre inoltre ricordare che già oggi l’Azienda Marche Nord costituisce un unico presidio di secondo livello, seppur suddiviso tra gli ospedali San Salvatore, Santa Croce e Muraglia, e non si vede come il semplice fatto di concentrare i servizi in un’unica struttura possa attrarre nuove eccellenze prima mancanti.

Soffermiamoci però sulla vera pietra dello scandalo, che poi è la questione che ci tocca più da vicino perché riguarda la nostra città e secondo noi ha anche il pregio di svelare le logiche e le profonde motivazioni della cosiddetta riforma sanitaria che vi ostinate a portare avanti con tanta tenacia. Parliamo del Santa Croce e della clinica privata.

Fino a pochi anni fa, si giustificava l’obiettivo dell’ospedale unico anche in funzione della riduzione della frammentazione della rete ospedaliera. Dopo la scelta del sito di Muraglia, invece, da una parte si è ammesso il mantenimento di alcuni servizi presso l’ospedale Santa Croce, anche se assolutamente irrisori (come vedremo), dall’altra si è consolidata l’ipotesi di realizzare una clinica privata a Chiaruccia come contentino per far digerire meglio ai fanesi l’opzione Muraglia. Ci ritroveremmo quindi paradossalmente una rete ospedaliera frammentata come prima, ma affidata in parte ai privati, questo perché ci si è accorti troppo tardi che la domanda di salute non avrebbe potuto essere pienamente soddisfatta dal solo ospedale unico provinciale?

Quali sono le ragioni che giustificherebbero il ricorso al privato anche nel nostro territorio? La necessità di contrastare la mobilità passiva, dicono i fautori della “riforma”. Eppure nel dibattito pubblico, e anche nello scorso consiglio monotematico, Lei e i suoi compagni di partito avevate individuato nel nuovo ospedale, con le sue presunte eccellenze, il miglior modo per fronteggiare questa piaga. Ma un’attenta valutazione avrebbe forse dovuto suggerire maggior cautela: l’analisi dei dati infatti mostra un costante trend negativo del costo della mobilità passiva a partire dal 2008, prima di un’improvvisa impennata nel biennio 2013-2014, proprio nella fase iniziale della riforma sanitaria iniziata all’epoca dal duo Spacca-Mezzolani (dai 22,5 milioni spesi nel 2012 si è passati ai 46,1 milioni del 2014, facendo registrare un raddoppio abbondante – dati AGENAS). Cifre che probabilmente rappresentano uno dei maggiori indici della necessità di invertire il senso di marcia per quanto riguarda le politiche sanitarie, specialmente nel territorio dell’Area Vasta 1, il più penalizzato nel rapporto numero posti letto/1000 abitanti, dopo il taglio di 99 posti letto che si tenta ora di recuperare parzialmente spalancando le porte ai privati e dando avvio alla più grande operazione di privatizzazione a cui si sia mai assistito nella nostra provincia, che ha già mietuto come vittime gli ospedali di Cagli e Sassocorvaro.

Il protocollo d’intesa tra Comune e Regione prevede che i servizi previsti presso il Santa Croce in seguito all’ampliamento di Muraglia non sono nemmeno tutti quelli – per noi già troppo pochi- richiesti dal Sindaco con un ordine del giorno approvato da questo consiglio comunale nel luglio scorso. Ad esempio, spicca la mancanza della creazione di un centro di cure palliative pediatriche, che sarebbe stato in linea con l’antica vocazione materno-infantile della sanità fanese. D’altra parte, nella stessa seduta dello scorso luglio, questo consiglio comunale ha bocciato la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle per la classificazione dell’ospedale di Fano come presidio di primo livello, in modo da poter fungere adeguatamente da filtro per la struttura di secondo livello di Muraglia e allo stesso tempo rimanere il punto di riferimento fondamentale che attualmente rappresenta per l’entroterra. A favore si espressero solo il Movimento 5 Stelle e Fano Città Ideale, uniche forze politiche cittadine che hanno dimostrato sempre coerenza in questa battaglia.

Il protocollo d’intesa, che ad oggi non abbiamo potuto consultare, prevedrebbe, per quanto emerso durante la seduta monotematica addirittura meno specialità di quelle previste dal Decreto Balduzzi per un ospedale di base, che è il grado più basso dell’assistenza ospedaliera. Si parla infatti di medicina d’urgenza, oncologia, diagnostica per immagini complessa, diagnostica di laboratorio, pronto soccorso fino al codice rosso, day surgery, chirurgia d’urgenza H24 e neuropsichiatria infantile. Oltre ad osservare che buona parte di questi servizi attengano più all’assistenza distrettuale (per esempio la diagnostica) che a quella ospedaliera, occorre anche notare che senza solidi reparti alle spalle difficilmente il pronto soccorso potrà garantirsi il numero minimo di 20.000 accessi necessari a sopravvivere, per cui il Santa Croce sembra più destinato alla chiusura (o alla privatizzazione) invece che al drastico ridimensionamento.

Spicca l’assenza nel protocollo di ogni menzione relativa a ginecologia-ostetricia e anche di pediatria, che con l’ordine del giorno del Sindaco approvato lo scorso luglio si chiedeva di mantenere in attesa della nuova struttura, e che verranno smantellati spostando tutte le nascite a Pesaro e rinnegando la tradizionale vocazione materno-infantile della nostra città.

Cosa dire poi degli investimenti programmati ed effettuati al Santa Croce: la nuova ginecologia-ostetricia, il polo endoscopico, la pneumologia, il nuovo blocco operatorio ecc. Sono tutti soldi buttati per reparti nuovi di zecca che presto cesseranno di esistere? O si tratta di investimenti di cui potrà ben approfittare a breve un privato grazie all’autostrada che gli spalanca davanti la proposta di legge 145 sulle sperimentazioni gestionali?

Ma è proprio il punto di caduta più evidente di questo progetto sanitario, perché si fa largo l’ipotesi di una clinica privata a Chiaruccia in cui si ritrovano 50 posti letto (prima si parlava di un centinaio convenzionati e un altro centinaio privati) dedicati a specialità che un tempo rappresentavano un fiore all’occhiello per il Santa Croce: cioè Ortopedia soprattutto, ma anche Cardiologia. È esattamente qui che emerge, in maniera incontestabile, anche all’occhio dei più scettici il disegno che si intende portare avanti dalla Regione con la complicità di Seri e del Pd fanese, a dispetto dei documenti che la maggioranza ha votato in cui si parlava di “sanità pubblica e di qualità”: sostituire e soppiantare il pubblico con il privato, e non affiancare il privato al pubblico in un’ottica complementare, tanto più alla luce del fatto che i posti letto convenzionati vengono computati nel limite massimo dei 3,7 posti letto per 1000 abitanti.

E poco importano le puerili giustificazioni con cui si cerca di far ingoiare ai cittadini la pillola dicendo che tanto per loro non cambia niente, perché il privato è convenzionato e quindi non devono spendere nulla se non il normale costo del ticket. In realtà il privato convenzionato viene pagato dalla Regione con le stesse risorse con cui viene pagato il pubblico: ancora una volta, si toglie ossigeno al pubblico per creare occasioni di profitto al privato che ha finanziato oltre la metà della Sua campagna elettorale.

Le domande che sorgono sono molto semplici nella loro formulazione, meno nelle risposte: perché incaricare il privato di svolgere servizi che potrebbe svolgere il pubblico se non si smantellassero ospedali per creare nuove cliniche convenzionate? Quali sarebbero i vantaggi che deriverebbero dal ricorso al privato? Costa meno? Ne siamo proprio certi? È stato fatto dalla Regione uno studio che lo dimostri?

E che garanzie abbiamo per quanto riguarda i livelli di sicurezza e appropriatezza delle prestazioni, la qualità dei servizi offerti, il trattamento dei lavoratori?

Siamo contenti che nei risvolti forse conclusivi di questa annosa vicenda che coinvolge la sanità provinciale qualcuno in maggioranza cominci a porsi gli stessi dubbi e le stesse domande che ci facciamo noi da anni. Lo ha fatto Sinistra Unita, nonostante Articolo 1-Mdp sia nella Sua maggioranza. Lo ha fatto – almeno per ora – Noi Giovani. Lo hanno fatto i tanti riscoperti paladini del centrodestra che hanno anche animato un flash mob fuori dall’aula il giorno del consiglio monotematico. Speriamo solo che non sia troppo tardi per modificare le politiche portate avanti in questi anni dal Partito Democratico, ma anche dalla Giunta Aguzzi, un ripensamento andrebbe realizzato anche e soprattutto alla luce dei risultati delle scorse elezioni nazionali, che hanno sancito la sconfitta di questo progetto mal tollerato dai cittadini.

Le chiediamo di mettere mano celermente al nuovo Piano Sanitario, scaduto da anni, e di farlo in modo partecipato e condiviso con i territori.

Le chiediamo in questa fase di rivalutare la proposta policentrica pubblica di cui siamo aderenti e promotori anche e soprattutto visto che ottiene ottimi risultati nella vicina Emilia-Romagna ed Umbria, Regioni verso cui, per Sua ammissione, i cittadini della nostra provincia si rivolgono per la maggiore efficienza e celerità dei servizi offerti. Per esempio nella vicinissima provincia di Rimini, con quasi lo stesso numero di abitanti e una superficie molto più piccola della nostra (1/3), si sono mantenuti cinque ospedali pubblici: Rimini, Riccione, Sant’Arcangelo, Cattolica e Novafeltria. L’Umbria invece ha applicato il decreto Balduzzi pur salvando tutta la rete ospedaliera esistente e oggi, con poco più della metà dei nostri abitanti, può contare su ben due aziende ospedaliere, cinque ospedali di primo livello e dodici ospedali di base.

Le chiediamo di rallentare il percorso di questa riforma non condivisa e non apprezzata, in modo da consentire che tutti i cittadini, che hanno cambiato espressione del proprio voto come segnale forte di non condivisione delle scelte politiche del Pd, non vedano fatte ora, in fatto di sanità, scelte irreversibili che ricadranno per decenni sulle loro spalle.

Ringraziando per l’attenzione, cordialmente salutiamo.

Fano, 9/04/18

MOVIMENTO CINQUE STELLE FANO – movimento5stelle.it

Hadar Omiccioli, Marta Ruggeri, Giovanni Fontana

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