NON È BELLO FARE LA “CRESTA” SULLE MENSE SCOLASTICHE

Ci sono alcuni servizi comunali che rivestono un ruolo di fondamentale importanza nel mantenimento di un tessuto sociale sano ed integro, soprattutto in periodi di crisi economica, e tra questi rientrano sicuramente quelli detti “a domanda individuale”, ovvero le mense scolastiche, gli asili nido, il trasporto scolastico, le case di riposo, e così via. Evidentemente non ne sono tanto convinti il nostro Sindaco e la sua Giunta, che hanno già aumentato le tariffe per tali servizi rispettivamente dello 0,8% nel 2015, dell’1% nel 2016 e dell’1,5% nel 2017. Purtroppo, però, c’è dell’altro.

Normalmente il costo annuale di questi servizi, in considerazione della loro valenza sociale, viene suddiviso tra una quota pagata dall’utente del servizio (tramite la cosiddetta “retta”), ed una quota finanziata dal Comune, come indicato anche dall’art. 172 del Testo Unico degli Enti Locali, che prevede che il Comune pubblichi i “tassi di copertura” del servizio da parte degli utenti.

Invece a Fano, nel 2015 e nel 2016, è successo qualcosa di incredibile. Leggendo i rendiconti pubblicati si evince che Seri e compagnia bella sono riusciti a fare la cresta sulla refezione scolastica, facendo pagare ai genitori dei nostri bambini addirittura più di quello che è stato speso per il servizio erogato: circa 55 mila euro in più nel 2015 (+3,41%), e addirittura 220 mila euro in più nel 2016!(+14,34%).

E continuano a chiamarla “la città dei bambini”!

E’ vero che altri servizi a domanda individuale sono in buona percentuale finanziariamente assistiti dal Comune stesso, e non dubitiamo che il surplus incamerato dal servizio delle mense scolastiche venga utilizzato per scopi utili, ma non troviamo giusto che il sostegno ad altri servizi sia fatto ricadere solamente sulle famiglie con bambini che devono usufruire del servizio di mensa, facendo pagare loro più del costo effettivo sostenuto dal Comune in base al contratto di appalto aggiudicato.

Ci appelliamo al Sindaco affinché venga posto un limite a questa ingiustizia, caso veramente singolare, a nostra conoscenza, nel variegato panorama dei Comuni italiani.

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