OSPEDALE A MOMBAROCCIO? UN AUTOGOL

Una immensa colata di cemento potrebbe sconvolgere definitivamente la parte Nord della Regione Marche. Gli amministratori locali stanno fiutando l’affare, così come i costruttori, uno squallido affare solo per loro e a danno di tutti i cittadini. La scusa è quella della obsolescenza dei due vecchi ospedali della seconda e della terza città della regione, ossia di Pesaro (94.000 abitanti) e Fano (64.000) che distano tra loro 12 km. L’idea, controfirmata ieri mattina da 22 sindaci dell’entroterra, senza alcun dibattito democratico, senza alcuna volontà di consultazione dei cittadini, e con la pretesa che tutti gli ospedali esistenti come quelli di Pergola e Fossombrone siano valorizzati e potenziati (ma dove pensano che siano tutti questi soldi?), è quella di realizzare un nuovo mega ospedale nel comune di Mombaroccio, in zona geograficamente baricentrica. Per raggiungere Mombaroccio, però, non esistono strade agevoli, pertanto bisognerà costruirle. Alla fine uno dei paesaggi collinari dell’entroterra fanese e pesarese ne uscirebbe sicuramente distrutto, come le attività agrituristiche ed enogastronomiche. I comuni di questo entroterra rischiano anche di vedere pregiudicata la produzione di olio DOP. Pochi posti di lavoro nei cantieri, con basso profilo professionale, che vanno a cancellare tanti posti di lavoro di qualità nell’agricoltura e nel turismo.

Coloro i quali si oppongono a questo scempio vengono etichettati sempre come “quelli del no”, “quelli della critica senza proposta”. Non è la verità. Semplicemente non è né economico, né utile, spendere 150 milioni di Euro, come prospettato, per un ospedale nuovo, quando a pochi chilometri c’è un polo d’eccellenza a Torrette di Ancona, dotato anche di Facoltà di Medicina. Un polo regionale dove già ora si trattano i casi più gravi. L’ospedale di Fano ha un blocco di sale operatorio nuovo e mai inaugurato. L’ospedale di Pesaro ha appena rinnovato il Pronto Soccorso.

Crediamo che il diritto ad una sanità di qualità non passi per il cemento. Passi invece nella continua riqualificazione dell’esistente, nell’investimento in tecnologie e personale.

Tutti sanno che un cittadino colpito da infarto o ictus deve essere trattato dentro la struttura entro pochi minuti. L’avere un nuovo ospedale lontano almeno 20 minuti in più dai più grandi centri abitati non è una scelta efficace.

Il modello che proponiamo, è un’intelligente integrazione funzionale della rete degli ospedali regionali, sul modello della vicina Emilia Romagna, dove ogni città ha un ospedale forte di una sua specializzazione di eccellenza. Aiutateci a non dequalificare ancora il nostro territorio, la cui vocazione turistica, artistica ed enogastronomica è la prima fonte di ricchezza. Non solo, quindi, nuove strutture in cemento deturperebbero le nostre colline, ma abitare in una città senza ospedale o dove per raggiungere il primo ospedale può passare anche mezz’ora (Un’ora dalla chiamata dell’ambulanza), non è di certo il modello verso cui tendere perché non migliora la vita dei cittadini.

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