SULLE TERME DI CARIGNANO SI GETTA VIA LA MASCHERA

Ormai il gioco è a carte scoperte. Da tempo denunciavamo (assieme a Sinistra Unita e al Comitato Terme Nostre) che il progetto di riqualificazione delle Terme era solo un “cavallo di Troia” per sfruttare dal punto di vista edilizio la zona in questione. E non certo, come auspichiamo e auspicheremo, una vera riqualificazione dell’area e delle Terme, nel pieno della tutela e valorizzazione del Territorio. Ora che la Sovraintendenza ha imposto di ridurre dal progetto il residenziale, il commerciale e le strutture troppo impattanti sull’area (come un campo solare fotovoltaico), ma mantenendo la riqualificazione delle Terme e della ricettività, i magnati privati che si erano buttati a capofitto (vedi Berloni) sembrano tirarsi indietro. Ma come, non era la riqualificazione delle Terme che volevano? Sicuramente no, così si svela il doppio gioco: con la scusa delle nuove Terme si voleva intraprendere un’azione edilizia che avrebbe sfiancato il territorio tramite mera speculazione edilizia (Berloni ha detto in questi giorni “Vogliamo i 140 mila metri cubi di edificabile”).

E già sappiamo cosa si dirà: per colpa dei “soliti ambientalisti” le Terme  rimarranno  nel degrado. Ma è bene precisare due cose: la prima, è la Sovraintendenza che detta le nuove linee e non un gruppo sparuto di cittadini qualunque; la seconda, chi, come noi, si batte per le Terme,  ha spinto sempre per una riqualificazione della zona e delle strutture nel rispetto del paesaggio: altro che “partito del no”, qui si parla di proposte con la testa sulle spalle. E non con le mani nel portafoglio e la testa nella speculazione edilizia.

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