LA MANOVRA CHE AFFOSSA LA “STELLA POLARE”

In questi giorni il sindaco ha detto  a proposito delle ultime vicende sull’ospedale unico: “L’amministrazione Comunale di Fano, continuerà a lavorare per il bene dei cittadini [….] Concretezza e credibilità sono le nostre stelle Polari”. Peccato che la manovra appena approvata dal Governo e l’aria di tagli che si respira, abbiano trasformato queste “stelle polari” in “stelle cadenti” (d’altronde siamo in agosto e il periodo va a pennello..). Sì, perché se prima non c’erano i soldi per il nuovo ospedale (lo stesso Mezzolani lo ha detto e, infatti, è stato sempre in cerca di partner privati), figuriamoci ora, dopo la manovra e i tagli ai trasferimenti a Regioni, Province e Comuni. Ma questo lo sapevamo, solo che Aguzzi, Del Vecchio e Silvestri si sono talmente attaccati a queste stelle, che ora cadranno insieme a loro. Nello specifico: Aguzzi si fa forte del protocollo di intesa con i 22 Comuni dell’entroterra per la salvaguardia degli ospedali esistenti e nello stesso tempo si dice sempre pronto a partecipare al progetto “ospedale unico”. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: o si mantengono in vita le realtà esistenti, o si punta all’ospedale unico. Risolto il problema: non ci sono più i soldi per tenere il piede in due scarpe. Forza Sindaco Aguzzi, ci faccia sapere da che parte sta.

Del Vecchio spinge per l’ospedale unico al fine di interrompere la mobilità passiva verso le eccellenze di poli sanitari all’avanguardia come quelli di Ancona ed Emilia Romagna. Come se costruire un ospedale unico a Fosso Sejore portasse quelle eccellenze da noi. Inoltre con il dimezzamento di posti letto previsto, fanesi e pesaresi saranno costretti ad emigrare per farsi curare. Invece di riorganizzare e economizzare, potenziando le eccellenze già presenti (quando in realtà Pesaro sta spolpando e assorbendo quelle di Fano) e valorizzando i servizi territoriali vicini ai cittadini (soprattutto per una popolazione anziana come la nostra). Forse occorrerà che Del Vecchio ci pensi: i soldi per il nuovo ospedale non ci sono più.

Silvestri, il più futurista di tutti, pensa di risolvere il problema dei parcheggi per il mare tra Fano e Fosso Sejore sfruttando i  nuovi parcheggi che sorgeranno presso il nuovo ospedale (nel 2020?!). Se non fosse vero che l’ha detto, potremmo pensare che è una barzelletta inventata da qualche buontempone. Ma anche per lui è tempo di trovare nuove soluzioni. I soldi per il nuovo ospedale non ci sono più.

A meno che in tutto questo grande business non entrino con forza i privati. Ma immaginatevi un loro intervento (essendo dei privati devono fare dei profitti, è naturale): speculazioni e servizi a pagamento per i cittadini. E Aguzzi vuol farci credere che le Fondazioni si stanno interessando all’acquisto dei terreni di Fosso Sejore solo per mecenatismo: loro comprano, poi donano il tutto alla Regione Marche per farci costruire l’ospedale. Ma qualcuno ancora crede agli asini che volano? O forse è meglio rivolgere la “concretezza”, tanto declamata da Aguzzi, verso una efficienza e un miglioramento dei servizi esistenti negli ospedali di Fano e Pesaro? Vicino ai cittadini.

4 thoughts on “LA MANOVRA CHE AFFOSSA LA “STELLA POLARE”

  1. Qualcuno dice che la storia non si ripete. Sarà. Quella dell’ospedale di Fano mi ricorda l’Odissea: la tela di Penelope, i Proci che ingrassavano, Ulisse impegnato altrove. Aguzzi è bravo non a fare il sindaco, cioè a curare gli interessi della comunità, ma a dare ai fanesi ciò che essi vogliono: lodi e chiacchiere. Lisciate di pelo ed autocelebrazione. Fatti, progresso: buio pesto. Ma va bene così, lui lo sa.
    Che i privati intervengano nella Sanità sta solo a significare che essi vedono un business laddove il Pubblico ha fallito. E la cosa di per sè non è male, sempreché vi siano dei controlli volti a limitari gli abusi. Siccome i controlli non ci sono nemmeno nel Pubblico, non c’è da scandalizzarsi se alla fine il Privato avrà la meglio. In provincia c’è carenza di concorrenza per cui una seconda Cotignola non farebbe poi tanto schifo. Il pubblico si lamenta ma non fa nulla (andate a vedere quante lettere di protesta sono state scritte e quante querele presentate in pretura a carico di amministratori pubblici da parte dei comuni cittadini o di associazioni di essi e vi renderete conto della determinazione di chi si lamenta ed invoca giustizia). La gente mugugna ma si crogiola nel tran-tran quotidiano. Forse in ossequio al detto che nel doman non v’è certezza.

  2. Non sono d’accordo con te, Renato, quando affermi che non ci sia da scandalizzarsi se il privato riesce dove il pubblico ha fallito. Sanità, Istruzione e Sicurezza sono funzioni da tenere saldamente in mano pubblica, pena l’ingiustizia sociale, il privato non è un benefattore, svolge queste funzioni solo per profitto. L’ideologia liberista genera ingiustizia sociale, piuttosto, rendiamo trasparenti ed efficienti le strutture pubbliche! Dire che il privato riesce meglio del pubblico non è sempre vero. Diamo più controllo ai cittadini, facciamoli entrare negli organi di controllo e liberiamo la sanità dalla partitocrazia! Ma non privatizziamo. E’ da pazzi.

  3. Rispondo a Giovanni : sono d’accordo con te: istruzione, sanità, sicurezza, e trasporti (aggiungo io) dovrebbero essere gestiti dallo stato. Ma ad una condizione: che la gestione non sia condizionata (negativamente) da intrallazzi politici, sindacati, dalle raccomandazioni. Il ministro competente, membro di un governo eletto democraticamente, viene delegato a prendere le decisioni necessarie. Delle quali si deve assumere piena responsabilità e pagare per eventuali errori. Così dovrebbe essere, con il mio modesto ed incondizionato plauso. Ma le cose stanno diversamente. Lo so io, lo sai tu, lo sanno tutti. La concertazione, la condivisione, le varie con…. hanno reso le gestioni impossibili. Ognuno vuole dire la sua e tirare l’acqua al proprio mulino per fini di pura bottega, non certo ideali, a tal punto che viene da chiedersi se un governo abbia una ragion d’essere. La gestione del privato migliora la situazione? Se i patti sono chiari ci sono buone probabilità che le cose migliorino. Questo in teoria. Ma non è stato così con le privatizzazioni di grandi enti pubblici, nemmeno con quelle orchestrate dai governi di centro sinistra, di princìpi socialisti, non certo liberali. Si è parlato di liberalizzazione in modo blasfemo. In quegli intrallazzi non ci fu nulla di liberale (alla Gobetti tanto per intenderci). Ma allora dove sta l’inghippo? Sta forse nel fatto che la grande maggioranza degli italiani non sente la democrazia per quello che essa è: partecipazione attiva nel rispetto degli altri e delle decisioni prese dalla maggioranza. Noi scontiamo il fatto di non aver combattuto per la democrazia come è avvenuto nei paesi democratici. Il liberalismo, non il liberismo d’assalto, non è il demonio. E, concludendo, mi sento di dire che non è una questione di etichetta partitica ma di rispetto, di libertà, che non va tanto invocata quanto conquistata con decisione e consapevolezza del suo valore.

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